C'era una volta il kuskussù

 

                                                     Anche se è difficile a credersi, per colpa sua, del cous-cous intendiamo,

                                                     qualche matrimonio a Trapani si è sfasciato. Sì perché una volta non

                                                     bastava saper stirare, rammendare e cucinare. La promessa sposa

                                                     doveva saper fare il cous-cous. Oggi certo non è più così, ma ogni

                                                     famiglia di tradizione trapanese ha il suo incocciatore ufficiale. Le

                                                     origini di questo piatto sono abbastanza discusse, ma la vera cosa certa

                                                     è che i berberi lo facevano prima dei trapanesi. Nel Maghreb il couscous

                                                     (meglio kuskussù) era preparato lavorando la semola bagnata tra le due mani ottenendo palline più grandi e palline più piccole. Così come riporta il gastronauta Giovanni Rebora nel suo "Civiltà della forchetta", il kuskussù si diffuse nel Tirreno grazie ai pescatori di corallo dell'isola di Tabarca, davanti Tunisi, che provenivano da Genova. Secondo lo storico gastronomico il percorso del cous-cous è quello dei pescatori di corallo: da Tabarca verso la Sardegna (dove oggi il piatto si chiama "Soccu"), verso la Spagna e verso Genova (dove viene chiamato "Scuccusù").

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